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Verona è sempre stata una provincia ricca di magnifiche uve e di
pregiati vini.
Fin dal 1400 un suo anonimo poeta la definiva «beata» perché, in
bella posizione, produceva abbondanti «biade» e «zentil vini».
L'antica rinomanza enologica trova correlazione nelle ancestrali
origini della vite in questo territorio che si perdono
effettivamente nella «notte» delle lontane ere geologiche. Si sono
infatti rinvenute impronte fossili di «ampelidee» o «vitacee»
(classificate ancora nel secolo scorso dal Massalongo' nel genere
provvisorio di «Ampelophyllum») nell'alta Valle dell'Alpone, nei
calcari del Terziario (Eocene Medio) di Bolca. Queste piante,
considerate le antenate delle nostre attuali viti, si fanno risalire
ad oltre cinquanta milioni di anni fa.
Una prima utilizzazione dei succosi frutti della vite, appartenenti
alla «vite selvatica», si presume che sia già avvenuta negli
insediamenti palafitticoli, neolitici, del lago di Garda nei quali
si sono rinvenuti molti semi (vinaccioli) di questa ampelidea.
Le prime coltivazioni della «vite vinifera sativa», si attribuiscono
alla civiltà paleoveneta o a quella etrusco-retica che fiorì tra il
VII e il V secolo a.C. e che persistette durante la dominazione
romana in Valpolicella, nel «Pagus Arusnatium» di S. Giorgio
Ingannapoltron.
Numerosi semi (più di 1500) di vite vinifera della subspecie
«sativa», cioè dell'uva idonea alla produzione del vino, furono
ritrovati nel 1985, a Castelrotto, da Luciano Salzani in abitazioni
del V secolo a.C., e classificati da Nisbet'. A questi lontani tempi
sono pure riferite le situle di Rivoli e di Valeggio sul Mincio che
testimoniano, in certo qual modo, l'impiego del vino, oltre che per
usi domestici, anche per riti sacri.
La situla di Valeggio, ritrovata nel 1933, databile tra il VI e il
VII secolo a.C. ed i mestoli (sympula), di Peschiera, utilizzati per
prelevare il vino o l'acqua dai recipienti, si ritengono del V
secolo a.C.. Ancor più antica (VIII secolo a.C.) è la situla di
Rivoli, ritrovata, unitamente ad un bacile pure in lamina di bronzo
designato per gli stessi usi, nel 1885
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Posta all'incirca a
nord ovest della città di Verona, racchiusa tra l'Adige a ovest e la
Lessinia a nord, la Valpolicella è la terra che dà origine ad alcuni
dei più grandi vini rossi italiani.
Suddividendo l'area in fasce omogenee, una prima porzione
pianeggiante si estende a ridosso dell'Adige mentre sicuramante più
estesa e ricca di vigne si presenta la fascia collinare. Quanto alla
terza fascia, si spinge fin verso i 600 metri sul livello del mare e
comprende le frazioni più alte dei comuni di Fumane e di Negrar.
Il cuore della produzione si localizza nella zona della
"Valpolicella classica", che comprende i comuni di Marano, Fumane,
Negrar, Sant'Ambrogio e San Pietro in Cariano, alcuni dei quali
danno origine alle tre principali valli eponime di Fumane, Marano e
Negrar. Contrapposta a questa è la zona D.O.C. cosidetta "allargata"
o "estesa", che contempla, nella parte più orientale della
denominazione, oltre alla Valpantena (unica sotto-zona
riconosciuta), anche le valli di Marcellise, Mezzane, Illasi e
Tramigna.
Complessivamente, la zona di produzione della denominazione di
origine controllata “Valpolicella” si estende per circa 45 Km. ed è
larga dai 5 agli 8 Km. mentre l'altitudine varia mediamente dai 150
ai 350 metri s/m e comprende in tutto o in parte i territori dei
Comuni di: Marano, Fumane, Negrar, S. Ambrogio, S. Pietro in
Cariano, Dolcè, Verona, S. Martino Buon Albergo, Lavagno, Mezzane,
Tregnago, Illasi, Colognola ai Colli, Cazzano di Tramigna, Grezzana,
Pescantina, Cerro Veronese, S. Mauro di Saline e Montecchia di
Crosara.
La Valpolicella e i suoi “cru”.
Nelle valli si infilano calde brezze provenienti dal Lago di Garda
che incontrano l'aria fresca dei Monti Lessini, creando microclimi
splendidi per la coltura della vite, del ciliegio e dell'ulivo. Tra
l'autunno e l'inverno questo clima mite favorisce inoltre
l'appassimento che nei fruttai, deve procedere in modo graduale e
continuo per donare un Recioto ed un Amarone all'altezza.
Le piccole valli, scavate dai torrenti provenienti dai ghiacciai dei
Lessini, sono a loro volta dominate dai comuni più importanti.
Partendo da oriente abbiamo Negrar, il comune che vanta il maggior
numero di cru prestigiosi, posti ad altitudini diverse ed in grado
di offrire uno spettro molto ampio di sensazioni: Alga, Mazzano,
Torbe, Villa, Pojega, Cerè, Le Ragose, Crosara, Moron, Calcarole e
San Peretto.
Più in alto, vicino ai Monti Lessini, lungo il limite settentrionale
della zona, troviamo Marano e la sua vallata che ha in Valgatara la
località con la maggior concentrazione di bravi produttori, e nel
Gaso, nel Masua, nel Gnirega e nel Fasanara vigneti eccellenti. È la
volta di Fumane che può contare su ottime posizioni per entrambi i
versanti della valle: da un lato S. Urbano, Comunai, Creari,
Fieramonte, dall 'altro, Valalta, Palazzo della Torre, Carpanè e Ca'
Carnocchio.
L'ultima vallata con il comune di Sant'Ambrogio ha in Gargagnago e
La Grola - sul monte Poja - cru storici di notevole vocazione e di
grande prestigio storico. Nel cuore della zona abbiamo San Pietro in
Cariano che racchiude tutti i caratteri dei comuni precedenti, ed a
Bure, San Floriano, Pedemonte e Castelrotto splendidi "climat" per
le uve corvina e rondinella. Dal punto di vista del sottosuolo ogni
vallata offre situazioni leggermente diverse anche se tutte si
caratterizzano per una buona concentrazione calcarea ed una costante
presenza di sassi sotto il primo mezzo metro di terra.
Ma la Valpolicella non è solo zona "Classica": a nord-nordest di
Verona lungo la Valpantena, la Val Tramigna, e soprattutto lungo la
Val d'Illasi e la Val di Mezzane si è sviluppata un'area alternativa
che sta trovando sempre più produttori capaci di condurre
rigorosamente i loro vigneti e disposti ad investire nella qualità.
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